L’associazione Ce.Pi.M venne costituita il 28 febbraio 1990 ad Asti, da un gruppo di dieci famiglie, accomunate dal medesimo problema: il dover coesistere, lottare, conoscere e far conoscere la realtà del proprio figlio con Sindrome di Down. Il nome originario dell’associazione era Centro Piccoli Mongoloidi, da cui la denominazione Ce.Pi.M; oggi si preferisce denominarla Centro Piccoli Down, specificando il nome esatto della sindrome di cui si occupa. Il presupposto fondamentale del centro Ce.Pi.M è la partecipazione attiva dei genitori, evitando di delegare all’operatore la soluzione delle difficoltà del proprio figlio, ma sentendosi parte di una equipe in cui tutti, genitori, insegnanti, terapisti collaborino insieme affinché l’intervento riabilitativo sia il più completo possibile.

 

Le nostre parole d’ordine:

 

più sostegno

La sindrome di Down comporta una disabilità caratterizzata da un variabile grado di difficoltà nello sviluppo intellettivo, fisico e motorio. Lo sviluppo dei bambini con la sindrome di Down varia molto e, come per tutti, il loro apprendimento prosegue da adulti, se viene data loro l'opportunità di farlo. E' importante ricordare che, come chiunque altro, ciascun bambino o adulto deve essere considerato nella sua individualità: é impossibile prevedere lo sviluppo futuro di un bambino con la sindrome di Down. Per questo è necessario offrire interventi riabilitativi fin dalla nascita per stimolare al meglio le loro potenzialità e intervenire sull'insorgere di eventuali problematiche. Oggi tutti i bambini con sindrome di Down vanno a scuola e possono imparare a leggere e a scrivere. Molti giovani raggiungono un buon grado di autonomia personale e possono inserirsi nel mondo del lavoro; per fare ciò occorrono figure e servizi competenti. Con adeguato sostegno le persone con sindrome di Down, ognuna nei limiti della propria specificità, possono esprimere un ruolo attivo nella società.

 

più rispetto

Le parole che usiamo per descrivere le persone hanno un peso molto importante. Le persone con sindrome di Down ascoltano come parliamo di loro, e questo intacca la loro autostima. Bisogna riferirsi ad una persona con sindrome di Down con il suo nome, o come persona, bambino, adulto con la sindrome di Down. Si può utilizzare il termine medico Trisomia 21. Una persona con sindrome di Down non è "un Down". Bisogna sempre trattare una persona con sindrome di Down nel modo appropriato alla sua età, perché non è affatto un bambino per tutta la vita. La loro diversità va rispettata.

 

più opportunità

Le persone con sindrome di Down hanno gli stessi diritti degli altri cittadini. E' importante che, partendo dalla famiglia per poi proseguire nella scuola, nel lavoro e nel tempo libero, si mettano in condizione di provare e di fare esperienze. Avere le stesse opportunità degli altri permetterà loro di farsi conoscere e di inserirsi appieno nella società. E' un cammino che può essere possibile con il coinvolgimento delle persone con sindrome di Down, delle loro famiglie, dei servizi e di tutti coloro che a vario titolo interagiscono nel percorso di vita di queste persone.